Emilia-Romagna

Le Origini

Geograficamente parlando, l’ Emilia Romagna è identificata come un’unica regione dell’Italia centrale ma a livello vitivinicolo descriveremo due territori distintinti fra Emilia e Romagna:

Vivace e simpatica come la sua gente e i suoi vini, l’Emilia è una regione operosa, capace di coniugare i piaceri della vita con l’impegno e il lavoro, che si traducono in frutteti che in primavera colorano la pianura e in un’immagine che esporta alcuni dei marchi più prestigiosi del made in Italy. Come in tutta la Pianura Padana, la coltivaziane della vite in Emilia vanta una tradizione millenaria, dal momento che si diffuse su ampia scala durante la dominazione dei Romani, che utilizzavano i vini prodotti per rifornire Roma e per l’approvvigionamento delle Legioni.

Nella storia vitivinicola più recente hanno giocato un ruolo fondamentale la grande capacità di interpretare le esigenze del mercato e l’ottima organizzazione della filiera produttiva che, associate alla capacità di sfruttare al meglio le potenzialità dei vitigni autoctoni, hanno consentito all’Emilia di essere una tra le prime regioni italiane a esportare alcuni dei propri vini in tutto il mondo il Lambrusco su tutti, giả sul finire degli anni ’70.

Soprattutto al di fuori dei confini nazionali, l’Emilia è stata considerata, non a torto, la terra delle bollicine, dato che molte cantine, al passo con i tempi in termini di innovazione tecnologica, hanno fatto dei vini frizzanti e spumanti metodo Martinotti i loro cavalli di battaglia per la conquista dei mercati internazionali. Nonostante la loro importanza non accenni a diminuire, nel 2010 i vini a base di lambrusco delle varie denominazioni sono stati i più venduti nella GDO, sarebbe riduttivo ricondurre la produzione vinicola emiliana solo a queste tipologie di vino, perché oggi questa regione si fa apprezzare anche per vini fermi prodotti da vitigni tradizionali, nazionali e internazionali, con importanti riconoscimenti da parte del mercato italiano ed estero.

Grassa e ricca di sapori, la cucina emiliana è legata a un’agricoltura fiorente e all’allevamento di suini e bovini, con produzione di deliziosi salumi come i prosciutti crudi di Parma e Modena, il salame Felino, il culatello di Zibello, la mortadella di Bologna, lo zampone e il cotechino di Modena, il salame, la coppa e la pancetta di Piacenza, tutti da gustare con tigelle e gnocco fritto.
Molti salumi sono anche ingredienti dei ripieni di tortellini di Bologna, cappelletti di Ferrara, anolini di Parma e di Piacenza, e di ragù gustosissimi per condire tagliatelle e lasagne, perfette con un bicchiere di brioso Lambrusco Grasparossa di Castelvetro. I pisarei e fasöi di Piacenza sono ottimi con il Gutturnio, e i tortelli di zucca di Ferrara sono da provare con un Colli Piacentini Metodo Classico a base di pinot nero.

Un ruolo fondamentale è rivestito dalle carni bollite, alle quali nel Ferrarese si affianca la celeberrima salama da sugo, oltre alle anguille delle Valli di Comacchio, da provare alla griglia o in brodetto, in abbinamento ideale con un sorso di Bosco Eliceo Fortana. Il re della tavola emiliana è il parmigiano-reggiano, che tutto il mondo ci invidia!  ingrediente di numerose ricette e che si sposa splendidamente con qualche goccia di prezioso Aceto Balsamico Tradizionale di Modena o di Reggio Emilia, oppure da provare con un Colli Bolognesi Cabernet sauvignon di buona evoluzione. A fine pasto, in inverno, un assaggio di pampepato ferrarese è perfetto con un Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno.

Spiagge vivaci e variopinte, colline costellate di casolari e trattorie dove gustare i piatti più genuini e tradizionali, ma anche un ampio respiro artistico che emerge nei mosaici di epoca bizantina che si possono ammirare a Ravenna, fanno della Romagna una terra accogliente e da scoprire nei suoi aspetti più interessanti.

Lo scenario vitivinicolo romagnolo ha conosciuto negli ultimi due decenni profondi cambiamenti, che ne hanno elevato in modo significativo il livello qualitativo. La grande capacità imprenditoriale di aziende private e di cooperative è stata in grado di sfruttare le potenzialità espresse da un territorio diversificato e da un’ampia base ampelografica, puntando con decisione sull’innovazione e sui mercati nazionali ed esteri. Oltre a tutto questo, sono state decisive la meceanizzazione in vigna e la scelta di sistemi di allevamento compatibili, grazie soprattutto alle ricerche della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, e le tecniche di vinificazione introdotte dal CRPV, Centro Ricerche Produzioni Vegetali di Tebano, oggi adottate su ampia scala in tutta Italia. In parallelo, il Consorzio Vini di Romagna, fondato nel 1962 tra i primi Consorzi di tutela nazionali, svolge un ruolo importante in attività promozionali, oltre che di istituzione e di gestione dei disciplinari dei vini a denominazione.

Se il tratto caratteristico dei vini dell’Emilia è la simpatica briosità, qui predominano i vini fermi, soprattutto a base di trebbiano romagnolo e di sangiovese, anche se da qualche anno non è trascurato il mondo delle bollicine.

La produzione spazia dai vini bianchi leggeri ai rossi strutturati e adatti all’evoluzione e ai passiti, dei quali il famoso Romagna Albana è l’indiscusso portabandiera, insignito della DOCG nel lontano 1987.

Anche in Romagna la pasta all’uovo domina i primi piatti con cappelletti e garganelli, manfettini o manfrigoli, strichèto nastrini e passatelli in brodo, questi ultimi perfetti con un bicchiere di Romagna Trebbiano di adeguata freschezza.
Pecora, cinghiale e capriolo sono spesso la base di stufati e stracotti della cucina di collina, da gustare con un Romagna Sangiovese Superiore di media evoluzione, mentre i vari brodetti di pesce sono perfetti con un bicchiere di Bosco Eliceo Fortana.

Alcune zone, Conselice in modo particolare, si caratterizzano per piatti a base di rane, soprattutto fritte, da abbinare con un Romagna Pagadebit, o in umido con un Colli di Faenza Rosso.
E con una fettina di ciambella e i zucarén, tradizionali biscotti secchi, non si può
non abbinare un bicchiere di Romagna Albana Passito.

Il clima ed il territorio

Tagliato in due dalla Via Emilia, il territorio si presenta quasi equamente suddiviso tra pianura e collina, prevalentemente pianeggiante nella parte settentrionale e collinare-montuoso in quella meridionale.

Il clima subcontinentale sfuma gradualmente verso caratteri più mediterranei man mano che ci si avvicina alla costa adriatica, che bagna esclusivamente la provincia di Ferrara. L’entroterra è caratterizzato da inverni rigidi ed estati calde, con temperature che spesso superano quelle delle zone costiere, favorevolmente influenzate dalle brezze marine.
Durante la stagione vegetativa, le maggiori escursioni termiche e le correnti di aria fresca del versante collinare favoriscono la maturazione fenolica delle uve e la formazione di precursori aromatici, soprattutto floreali e fruttati.
La piovosità media è compresa tra 450-600 mm annui, concentrati principalmente in autunno e in primavera, quando si possono occasionalmente verificare pericolose gelate tardive.

La pianura emiliana è di origine alluvionale, con suoli in genere molto profondi, piuttosto poveri di calcare negli orizzonti interessati dalle radici, ricchi di argilla e di limo, quindi in genere caratterizzati da buona fertilità e discreta disponibilità idrica.

Questi terreni inducono un buon rigoglio vegetativo delle viti, che si traduce in uve che possono dare vini con una buona acidità, dote essenziale per i vini frizzanti e gli spumanti.

Sull’Appennino i suoli sono franco-limosi, franco-argillosi e argillo-limosi, tendenzialmente calcarei, anche se il contenuto in calcare può variare sensibilmente, adatti per la produzione di vini di qualità.

Un discorso a parte merita l’area litoranea del Ferrarese, con terreni sabbiosi poco fertili, nei quali crescono viti dotate di scarsa vigoria. Qui la vite è spesso franca di piede, poiché l’elevato contenuto di sabbia non permette alla fillossera di svilupparsi a spese dell’apparato radicale, e i vini prodotti mettono in luce intensi profumi floreali e un’ottima sapidità.

Equamente suddivisa tra pianura e collina, la Romagna presenta un territorio piuttosto differenziato, mentre il clima di tipo mediterraneo-caldo, con estati calde e inverni piuttosto freddi, adatto alla viticoltura, permette di portare a maturazione completa anche i vitigni tardivi, come per esempio il cabernet sauvignon, il fortana e l’uva longanesi.

Le piogge sono concentrate dall’autunno alla primavera per cui, nelle annate più siccitose, può essere necessario qualche intervento irriguo di soccorso, soprattutto nelle zone collinari più aride.

Nella zona di pianura prevalgono terreni di origine alluvionale, formati dal Po, dai suoi affluenti e dai numerosi fiumi a carattere torrentizio che scendono dall’Appennino verso l’Adriatico. In genere sono suoli profondi, dotati di buona disponibilità idrica, ricchi in limo e argilla, poveri in calcare e abbastanza fertili, nei quali i vitigni si esprimono con caratteri piuttosto delicati e una buona freschezza, doti che li rendono adatti a essere consumati giovani.

Nelle zone collinari prevalgono invece terreni con un buon contenuto di argilla e tendenzialmente ricchi di calcare, di profondità variabile e con scarsa disponibilità idrica, che permettono ai vitigni, soprattutto al sangiovese, di esprimersi con maggiore carattere e di produrre vini intensamente profumati e strutturati, che possono reggere anche lunghi invecchiamenti.

Zone vitivinicole

Scendendo verso sud lungo la direttrice della Via Emilia si attraversano tutte le province emiliane, con l’eccezione di quella ferrarese, situata poco più a nord-est. Il paesaggio non cambia molto, con gli Appennini sul versante meridionale a fare da estremo confine della Pianura Padana, che si estende placida verso nord e continua a est fino al Mare Adriatico.

La provincia di Piacenza, una terra di confine che si incunea tra Lombardia e Liguria, presenta colline in cui la vite trova un luogo ideale di sviluppo, nelle quali è tuttora diffuso il sistema di allevamento ad alberello. Il vino rosso più rappresentativo è il Gutturnio DOC, ottenuto da barbera e croatina, vanto e orgoglio di queste terre, che in gioventù si presenta con un colore rosso rubino intenso e profumi prevalentemente fruttati, mentre tende al granato nel Classico Riserva, dotato di buona struttura e tannini fini, perfetto con stracotto di manzo. Il suo alter ego bianco è l’Ortrugo dei Colli Piacentini DOC, prodotto dall’omonimo vitigno autoctono, un vino piacevolmente fresco e delicato, floreale e fruttato, buono con ravioli al burro e salvia.

La malvasia di Candia aromatica, il moscato bianco, il trebbiano romagnolo e l’ortrugo rivestono una certa importanza, in quanto, sempre all’interno della denominazione Colli Piacentini e con differenti percentuali, caratterizzano il Monterosso Val d’Arda, il Trebbianino Val Trebbia e il Val Nure, in versioni ferme o spumeggianti, oltre all’interessante Pinot nero, un vino piuttosto ricercato negli ultimi anni. La vera chicca enologica è il Vin Santo di Vigoleno DOC, nel cui uvaggio possono essere presenti anche marsanne e sauvignon dolce, vellutato e profumato di miele, frutta disidratata e secca, da provare con biscotti con noci e nocciole o come vino da conversazione.

Anche a Parma la viticoltura si concentra soprattutto nelle zone pedecollinari e collinari. La denominazione Colli di Parma, oltre a vini ottenuti dai vitigni locali lambrusco maestri, barbera, croatina, e malvasia di Candia aromatica, ne comprende altri elaborati da vitigni internazionali, che si sono integrati perfettamente in queste terre. Sauvignon, chardonnay, pinot bianco, pinot nero, pinot grigio e merlot, offrono vini discretamente interessanti nelle loro principali note varietali. Apprezzabile è anche lo Spumante Metodo Classico a base di pinot nero, chardonnay e pinot bianco, gradevole al momento dell’aperitivo oppure con tigelle e salumi delicati.

Le superfici vitate delle province di Reggio Emilia e Modena sono le più estese, rispettivamente quasi 7350 e quasi 7500 ettari e sono soprattutto il regno del Lambrusco. Oltre ai consueti sistemi di impianto di pianura, nel Reggiano e nel Modenese sopravvivono il bellussi e il semi-bellussi, che rappresentano la tradizione viticola di queste zone; in auge fino agli anni ’80, sono stati progressivamente sostituiti da sistemi più meccanizzabili. Il Reggiano Lambrusco Salamino DOC è prodotto dall’omonimo vitigno, è gradevole, fresco e con intense note fruttate e floreali.

Interessanti sono anche i vini Marzemino e Malbo Gentile della denominazione Colli di Scandiano e Canossa, il primo con un colore intenso, un profumo deciso e lievi note erbacee, il secondo con buona struttura e intensità gustativa, da abbinare con spiedini di carne alla brace.

Nella stessa denominazione spicca la Malvasia, che nella versione secca è adatta ad accompagnare tagliolini con zucchine, fave e piselli, mentre il Sauvignon è da provare con uno sformatino di gamberi e asparagi.

Nel Modenese, le denominazioni che vedono trionfare le diverse varietà di lambrusco recitano un ruolo di assoluto primo piano. Il Lambrusco Salamino di Santa Croce coinvolge la porzione più settentrionale della provincia, che confina a sud con quella del Lambrusco di Sorbara, a sua volta delimitata verso sud dall’area del Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, sul versante collinare dell’areale viticolo. Un vino perfetto, quest’ultimo, con il cotechino in crosta con spinaci.

Inoltre, merita una segnalazione il Modena Pignoletto DOC, Frizzante e Spumante, con fragranti profumi fruttati.

Nei terreni sabbiosi del litorale ferrarese si ottengono i cosiddetti vini delle sabbie, con trebbiano romagnolo e malvasia bianca di Candia che danno il Bosco Eliceo Bianco DOC, prodotto anche nella vicina provincia di Ravenna. Il vino è delicatamente floreale e sapido ed è perfetto, per esempio, con carpaccio di salmone. In questa zona è molto importante anche la produzione di Bosco Eliceo Fortana DOC, un vino frizzante e delicato, che si abbina bene con l’anguilla alla griglia.

Infine, la zona di Bologna risente dell’influenza ampelografica della vicina Romagna, dato che il vitigno più diffuso è il sangiovese, seguito da cabernet sauvignon, barbera e merlot. Questo influsso è confermato anche dalla presenza di albana, utilizzata per la produzione di vini secchi e di passiti.

Fiore all’occhiello della vitivinicoltura bolognese è il pignoletto, utilizzato per la produzione di vini frizzanti e spumanti. Nei terreni poco calcarei del margine appenninico dà vini morbidi e sapidi, con note di rosa e acacia, mele e ananas, mentre le espressioni più strutturate e di migliore qualità si incontrano nel Colli Bolognesi

Pignoletto Classico DOCG, perfetto con linguine ai ricci di mare, e nel Colli Bolognesi Pignoletto Frizzante DOC, fresco e immediato, particolarmente gradito ai giovani consumatori anche al di fuori dei confini regionali.

Terza provincia emiliana per superficie vitata (6300 ha), presenta una buona percentuale anche di vitigni internazionali come chardonnay, pinot bianco e sauvignon, coltivati nclie aree collinari, dove le escursioni termiche sono più marcate e permettono l’elaborazione di vini con profumi intensi e fruttati, con qualche nota floreale o vegetale secondo la varietà, In particolare, dai vigneti situati in terreni ricchi di calcare associati ai calanchi, si ottengono cabernet sauvignon di ottima struttura, con spiccati accenti di mora e sfumati sentori erbacei, da provare con un’arista di maiale al ginepro, mente in quelli scarsamente calcarei del margine appenninico, comunque vocati, i vini sono tendenzialmente meno strutturati è con note erbacee più spiccate.

La Romagna può essere suddivisa in due zone principali: la parte pianeggiante e quella collinare, entrambe presenti nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.

Nella zona pianeggiante i terreni ricchi di limo e argilla rappresentano il substrato sul quale il trebbiano romagnolo dà vini freschi e con delicati sentori floreali, da bere in gioventù e da apprezzare con tagliolini in brodo con un’abbondante spolverata di parmigiano reggiano.

In questo stesso ambiente, l’uva longanesi offre ai vini un colore rosso violaceo intenso, importante nota alcolica e struttura, caratteristiche rare in un rosso della pianura romagnola. A Bagnacavallo è nato un Consorzio tra alcuni viticoltori di uva longanesi, che si è dato un proprio disciplinare di produzione e ha registrato il nome Burson per il vino ottenuto proprio da questo vitigno.

La pianura romagnola produce in prevalenza vini IGP, con l’eccezione dell’area costiera in provincia di Ravenna, che rientra nella denominazione Bosco Eliceo condivisa con la provincia di Ferrara, mentre l’estesa denominazione Romagna interessa in prevalenza l’areale pedecollinare e collinare situato a sud della Via Emilia.

Scendendo verso sud, le prime colline risentono positivamente delle brezze marine che mitigano le alte temperature estive, mentre quelle più interne e a più alta quota godono di maggiori escursioni termiche, che influiscono positivamente sul processo di maturazione delle uve e sulle caratteristiche organolettiche dei vini.

Sul versante collinare si estende la denominazione Romagna, che contempla Cagnina, Pagadebit, Sangiovese, Trebbiano e Albana Spumante. Sempre in questo territorio è prodotto il Romagna Albana DOCG, con vini fermi nelle tipologie Secco, Amabile, Dolce, Passito e Passito Riserva, la prima DOCG riconosciuta tra i vini bianchi.

La punta di diamante è il Romagna Albana Passito, intenso ed elegante, morbido e con un lungo finale di frutta sciroppata, secca e disidratata, cera e miele, perfetto con una sfogliata di nocciole con zabaione ma anche con un assaggio di pecorino di fossa.

Con il terrano è prodotto il Romagna Cagnina DOC, un vino di pronta beva e con tannini appena accennati, dolce e particolarmente fruttato, vinoso e con note di marasca e lampone, perfetto con il castagnaccio già a partire dall’inverno successivo alla vendemmia.

Nelle colline di Faenza, Castelbolognese e Imola, le aree piú lontane dal mare, i vini ottenuti da sangiovese presentano spess0 profumi intensi di viole e frutti a bacca rossa, media struttura e tannini fini ed eleganti, in genere adatti a essere consumati giovani o dopo una breve evoluzione. Tra questi si distingue il Colli di Faenza Rosso DOC, che deriva dall’uvaggio tra cabernet sauvignon e altri vitigni a bacca nera, come ancellotta, ciliegiolo, merlot e sangiovese, intenso e dotato di buona struttura e discreta complessità olfattiva.

La denominazione Colli d’Imola comprende un territorio collinare caratterizzato da argille rosse abbastanza ricche in calcare e tendenzialmente siccitose, che consentono di ottenere vini molto profumati. Su tutti, è molto apprezzato sia in Italia sia all’estero il Pignoletto Frizzante, molto piacevole con un’insalata di totani e pinoli.

Le colline di Forlì e Cesena danno i vini della denominazione Colli della Romagna Centrale, che spesso presentano ottimi intrecci tra sensazioni olfattive e struttura, con un Sangiovese elegante e dotato di grande personalità, da provare con il filetto di cervo con patate viola.

Nelle colline di Rimini, il Sangiovese si caratterizza soprattutto per i colori intensi, la buona struttura e la componente tannica, doti che lo rendono particolarmente adatto all’evoluzione. Su queste colline, interessate anche dalla denominazione Colli di Rimini, si producono gradevoli Cabernet sauvignon, grazie a uve che in queste zone raggiungono una maturazione fenolica ideale e presentano intense note fruttate, sentori erbacei molto delicati, tannini eleganti e ben intessuti nella struttura. Vini perfetti con uno stufato di capriolo.

Vitigni

Il vigneto emiliano si estende su oltre 28.000 ettari, localizzati per oltre 2/3 in pianura.
Nel 2013 la produzione complessiva di Emilia e Romagna è stata di circa 6.717.000 ettolitri di vino, DOP per il 16.5% e IGP per il 26.5%, con una certa prevalenza di quella emiliana, con circa 3.680.000 ettolitri.

I sistemi di allevamento più diffusi sono sylvoz, casarsa, doppio capovolto, GDC e cordone libero, che permettono di raggiungere un equilibrio vegeto-produttivo compatibile con una buona qualità. Nei terreni collinari e in quelli della pianura litoranea ferrarese si trovano invece il guyot e il cordone speronat0, con sesti di impianto che permettono di arrivare fino a 3000-5000 ceppi/ettaro; nelle zone pedecollinari e nei fondovalle sono diffusi anche Sylvoz, casarsa e GDC.

Il panorama ampelografico è ampio e varia in modo significativo da una provincia all’altra, anche se prevalgono nettamente i vitigni a bacca nera con circa il 70% della superficie vitata, tra i quali si ha una netta predominanza delle diverse varietà di lambrusco.

Lambrusco: un nome, più vitigni
La vitivinicoltura emiliana è rappresentata dalla semplice vivacità del Lambrusco, vino che gioca le sue carte vincenti su colori intensi, profumi fragranti, bevibilità e grande freschezza, anche se negli ultimi anni si producono vini più succosi e polposi, dotati di una struttura più piena e convincente.

La numerosa famiglia dei lambruschi comprende diverse varietà salamino, grasparossa, sorbara, marani, maestri, montericco, viadanese e oliva con caratteri a volte piuttosto differenti, ma sempre prevalentemente utilizzati per produrre vini frizzanti e spumanti, a volte anche amabili. Insieme, i lambruschi rappresentano circa il 34% del vigneto emiliano e sono tendenzialmente dotati di buona o elevata vigoria e di buona capacità produttiva, in genere con maturazione medio-tardiva o tardiva.

Il lambrusco salamino è il più coltivato, soprattutto nella pianura modenese e reggiana, dove dà un vino rosso rubino intenso, con note di more, lamponi, mirtilli, fragoline di bosco e ciliegie, fresco e dotato di buona sapidità. Concentrato nelle aree collinari e pedecollinari del Modenese, oltre che nelle province limitrofe, anche il lambrusco grasparossa offre vini intensamente colorati, con spuma cremosa e purpurea e con note tipiche di more e ribes nero, prugne secche, amarene e viole, buona sapidità e un gusto succoso e fruttato. Sempre nel Modenese, il lambrusco di sorbara è diffuso soprattutto in pianura e nel vino determina un colore rosso rubino più tenue e trasparente, sentori di violetta (il più caratteristico), rose e mirtilli, ribes rosso e nero, un assaggio leggero e delicato, fresco e delicatamente sapido.

Il lambrusco marani, coltivato soprattutto nel Reggiano, dà un vino intensamente colorato, con spiccate note fruttate, fresco e di buona struttura, così come il lambrusco maestri, presente anche nel Parmense.

Dopo i lambruschi, il vitigno più diffuso è l’ancellotta (13%), a maturazione medio-tardiva, ricco di colore e carattere, soprattutto nel Reggiano e nel Modenese, dove è utilizzato anche per la produzione del famoso Rossissimo, un vino da taglio impiegato in piccole percentuali per migliorare l’intensità del colore dei vini rossi, sia in Italia siaall’estero.

Barbera e croatina qui chiamata bonarda, rappresentano rispettivamente il 7% e il 5% della superficie vitata e sono diffusi in provincia di Piacenza, dove si sente l’influenza del vicino Piemonte e dell’Oltrepò Pavese. Impiegati prevalentemente per la produzione di vini rossi da gustare in gioventù, offrono profumi di piccoli frutti di bosco e fiori rossi, vivacità e ottima freschezza, con tannini in genere piuttosto moderati.

Sulle colline emiliane, in modo particolare nella provincia di Bologna, è diffuso il sangiovese (3%), che in uvaggio con altri vitigni dà corpo a vini strutturati e con una componcnte tannica che li rende predisposti all’invecchiamento.

Il fortana o uva d’oro (0.7%) è diffuso nel Ferrarese e nei terreni sabbiosi del litorale, quindi spesso impiantato a piede fronco, dove riesce a esprimersi su buoni livelli qualitativi in un vino rosso piuttosto leggero, anche frizzante, fresco e vinoso, con note fruttate particolarmente gradevoli.

Tra i vitigni a bacca nera meritano di essere ricordati anche il malbo gentile, diffuso nel Reggiano e ottimo per vendemmie tardive, e il marzemino, oltre ad alcuni internazionali come cabernet sauvignon e merlot, che rientrano negli uvaggi di diverse denominazioni e forniscono vini di buona struttura e intensamente profumati, a volte con chiari sentori erbacei.

Il pinot ner0 è presente soprattutto in provincia di Piacenza, dove è vinificato sia in rosso sia in bianco, in quest’ultimo caso soprattutto per la produzione di spumanti metodo Classico.

Il vitigno a bacca bianca più coltivato è il trebbiano romagnolo (9%), che si concentra nella pianura bolognese e nel Ferrarese, dove è utilizzato per la produzione sia di vini fermi, freschi e con profumi garbati, sia per la produzione di vini frizzanti e spumanti, come i meno diffusi trebbiano modenese e montù.

Nelle ultime annate ha assunto una notevole importanza il pignoletto (4.5%), soprattutto nelle province di Bologna e Modena, dove è utilizzato per produrre vini fermi ma soprattutto frizzanti e spumanti, con profumi fruttati e floreali, tra i quali prevalgono le note di biancospino.

La malvasia di Candia aromatica (3.4%) è diffusa nei vigneti delle province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia, ed è spesso utilizzata per l’elaborazione di vini da dessert, delicati e gradevoli, con profumi di frutta e fiori freschi, oltre che per la produzione di intriganti vini secchi.

Anticamera della confinante Romagna, la zona collinare di Bologna si concentra sull’albana (2.1%), sfruttata principalmente per la produzione di vini passiti molto profumati ed equilibrati.

Nel Piacentino spicca l’autoctono ortrugo (2.1%), utilizzato per la produzione di vini frizzanti immediati e molto accattivanti, con tenui profumi floreali, consumati per lo più in loco.

Il sauvignon (1.3%) è il vitigno a bacca bianca internazionale più diffuso, soprattutto nelle province di Bologna e Reggio Emilia, dove dà vini eleganti, con sentori agrumati e di foglia di pomodoro, mentre chardonnay e pinot bianco sono presenti ancora in piccole quantità.

In Romagna la coltivazione della vite ha una importante valenza economica e interessa una superficie di oltre 23.000 ettari, distribuiti per il 76% in pianura, per oltre il 23% in collina e per meno dell’1% in montagna.
Nel 2013 la produzione è stata di circa 3.040.000 ettolitri di vino, con una prevalenza di quelli bianchi (70%), grazie soprattutto al trebbiano romagnolo, che domina nel territorio pianeggiante a nord della Via Emilia.

I sistemi di allevamento sono la tradizionale pergoletta romagnola, non meccanizzabile, ma anche casarsa, cordone libero, cordone speronato GDC e guyot per i nuovi impianti, perché permettono di attuare una viticoltura moderna e razionale. Sulle colline a sud della Via Emilia, è il sangiovese il vitigno più diffuso, per il quale prevale il cordone speronato, mentre il guyot è utilizzato sia per il sangiovese sia per l’albana; a questi, soprattutto nel Riminese, si aggiunge il cordone libero per il sangiovese e il cabernet sauvignon.

Il quadro ampelografico è vario, grazie a vitigni nazionali, internazionali e a numerosi autoctoni.

Il trebbiano romagnolo è in assoluto il vitigno più coltivato in Romagna, tanto che interessa il 53% dell’intera superficie vitata. Vitigno a maturazione media, è in genere vinificato in acciaio o in vasche di cemento e dà vini con profumi delicati di fiori bianchi, leggerie dotati di buona freschezza, caratteristiche che lo rendono adatto anche alla spumantizzazione. Negli ambienti collinari il trebbiano romagnolo porta all’elaborazione di vini tendenzialmente più profumati e strutturati, ma da questo vitigno si ottengono anche vini-base per la produzione di Vermouth.

L’autoctono albana (3%) è uno degli emblemi della viticoltura della collina romagnola. Diverse selezioni clonali hanno individuato una ventina di biotipi, dei quali cinque omologati: albana gentile di Bertinoro, albana della serra, zone di Castel Bolognese e Faenza, albana della bagarona e compadrona, zona di Dozza, e albana della gaiana, nella zona di Castel San Pietro Terme. Vitigno a maturazione media, l’albana può dare vini dolci e secchi, ma soprattutto il famoso Romagna Albana Passito, nel quale esprime al massimo le proprie potenzialità, con colori dorati e ambrati, profumi di miele, albicocche mature, confettura di pesca e note speziate, gusto dolce e vellutato, intenso e con un finale fruttato e speziato.

Con il bombino bianco (0.5%) qui chiamato mostosa, è prodotto il Romagna Pagadebit o paga debiti, a testimoniare la generosità di questo vitigno, a maturazione tardiva e diffuso quasi esclusivamente in collina. Il vino libera profumi di fiori bianchi, soprattutto di biancospino, e mostra gradevoli note gustative delicatamente erbacee. Diffuso in tutta la fascia appenninica, in Romagna si trova concentrato soprattutto sulle colline di Faenza.

In espansione negli ultimi anni, il pignoletto (0.5%) è usato in prevalenza per la produzione di interessanti vini frizzanti, mentre il famoso, vitigno dal nome originale di cui si hanno notizie già nel Medio Evo, ha rischiato l’estinzione prima di essere riscoperto; oggi mostra buone potenzialità, ed è utilizzato da una decina di produttori per ottenere in prevalenza vini fermi che profumano di fiori bianchi e con un gusto intenso e fresco.

Anche in Romagna sono arrivati da tempo i vitigni internazionali, chardonnay (1.6%), pinot bianco (1%) e sauvignon (0.2%), quest’ultimo diffuso sia in collina sia in pianura, nei terreni sabbiosi più vicini al mare, dove dà vini molto profumati e sapidi.

I vitigni a bacca nera predominano sul versante collinare, regno incontrastato del sangiovese (28%), secondo vitigno più coltivato, del quale i romagnoli contendono la paternità ai toscani. Vitigno a maturazione media, in questo territorio riesce a esprimere al meglio le proprie potenzialità nella denominazione Romagna Sangiovese, con profumi di viola e frutti di bosco, che si arricchiscono di note tostate e speziate dopo evoluzione. Questo vino è sempre più apprezzato grazie agli elevati standard qualitativi raggiunti da molte aziende, che gli consentono di confrontarsi senza timori anche sui mercati stranieri. Il sangiovese si esprime tuttavia in modo diverso nelle varie zone, dando vini vivaci e piacevoli in quelle di Imola e Faenza, più complessi e morbidi in quella di Forli, più caldi ed eleganti in quella di Cesena e infine più strutturati in quella di Rimini.

Negli ultimi anni si è guadagnata una certa notorietà l’uva longanesi (2.2%), scoperta nella pianura ravennate, a Boncellino nei pressı di Bagnacavallo, che dà un vino intensamente colorato, con profumi di frutti di bosco, amarena e prugna, note speziate e a volte di frutta secca e liquirizia, oltre a una ricca struttura tannica che lo rende adatto a una lunga evoluzione.

Merita una citazione anche il terrano (0.7%), che la leggenda vuole sia stato portato in Romagna dall’Istria in occasione del trasporto delle pietre utilizzate per la costruzione del Mausoleo di Teodorico a Ravenna. Questo vitigno appartiene alla famiglia dei refosco, dà vini fruttati e non dotati di particolare struttura.

Tra gli autoctoni emergenti si segnala il centesimino, un vitigno di nicchia, utilizzato anche per la produzione di passiti, che porta a vini intensi e morbidi, con sentori floreali e delicate note speziate. Seppure in contrazione, una certa importanza è rivestita ancora dal fortana (0.7%) che, come già visto in Emilia, nel Ravennate dà i vini delle sabbie, con buona freschezza e sapiditả e delicati profumi vinosi e fruttati.

Il merlot (2.7%) e il cabernet sauvignon (1.2%) hanno trovato un proprio spazio a partire dagli anni ’90, si sono bene acclimatati sul crinale appenninico e permettono di ottenere vini ricchi di colore, con un buon impatto olfattivo, nel quale spiccano sentori di prugne, a volte di frutta secca, e le caratteristiche note erbacee, con una struttura tannica levigata e di buona eleganza.

Di seguito troverai alcuni dei Vitigni piu famosi per la regione Emilia-Romagna

Ancellotta

L’Ancellotta è un vitigno a bacca nera coltivato soprattutto in Emilia Romagna, in particolare nella provincia di Reggio nell’Emilia, dove l’Ancellotta copre grandi quantità di…

Lambrusco

Il vitigno denominato Lambrusco rappresenta un sinonimo per per i vitigni Lambrusco Grasparossa, Lambrusco Maestri, Lambrusco Marani, Lambrusco Salamino. Clicca sul nome dei vitigni per…

Denominazioni

Di seguito troverai alcune delle Denominazioni piu famose per la regione Emilia-Romagna

Colli Piacentini DOC

La zona di produzione dei vini Colli Piacentini DOC comprende la porzione dei territori collinari dei comuni di Agazzano, Alseno, Bettola, Bobbio, Borgonovo Val Tidone,Caminata…

Gutturnio DOC

La zona di produzione della denominazione Gutturnio DOC è suddivisa in più comprensori in provincia di Piacenza, che comprendono totalmente il territorio collinare del comune…

Produttori

Di seguito troverai alcuni dei Produttori piu famosi per la regione Emilia-Romagna

Vini

Di seguito troverai alcuni dei Vini piu famosi per la regione Emilia-Romagna