Umbria

Umbria - Le Origini

Le Origini

Il cuore verde d’Italia: una definizione perfetta per una regione incastonata in un paesaggio ancora intatto, con gemme artistiche come Assisi e Todi, Gubbio e Spoleto, in cui si respira un’atmosfera particolare. Una regione, tuttavia, con un grande potenziale vitivinicolo non ancora pienamente espresso.

La coltivazione della vite in Umbria risale al tempo degli Etruschi e il prestigio dei suoi vini è testimoniato da alcuni grandi autori classici di epoca romana.

Solo dopo la II Guerra Mondiale, l’Umbria si è svincolata, dal punto di vista enologico, dalla Toscana e dal Lazio, ed è riuscita a valorizzare la vitivinicoltura locale, grazie a una ricca varietà di vitigni, molti tipici e alcuni autoctoni, che consentono di produrre vini con una chiara impronta territoriale.

Il rilancio del vigneto umbro inizia negli anni ’60 e si consacra nel 1990 con il riconoscimento del Torgiano Rosso Riserva DOCG, prodotto principalmente a base di sangiovese.

Il vitigno che identifica la regione è tuttavia il sagrantino, rivalutato a partire dagli anni 70 , da sempre protagonista nei vigneti di Montefalco.

Negli anni 80, a Orvieto, famosa già in epoca etrusco-romana per i suoi vini bianchi, si assiste a una vera e propria rivoluzione enologica, grazie alla conferma di ottimi muffati, alla rivalutazione del grechetto e all’introduzione dello chardonnay per la produzione di un grande vino, che da quel momento avrebbe caratterizzato lo stile di molti bianchi italiani evoluti in legno.

A partire dagli anni ’90 si assiste a una continua crescita qualitativa e molti produttori puntano decisamente sulla produzione di vini da vitigni autoctoni e tipici, oltre che del tradizionale Vin Santo, ottenuto principalmente da trebbiano toscano.

I vini umbri sono spesso dotati di grande struttura e si abbinano quindi alla perfezione a una cucina contadina povera ma prelibata, con radici che affondano nelle civiltà degli Umbri, degli Etruschi e dei Romani, basata sui sapori decisi delle carni, dei legumi e dei cereali, come le diverse zuppe a base di lenticchie di Castelluccio con qualche goccia di olio extra vergine di oliva Umbria DOP, ottenuto da moraiolo, frantoio e leccino, ottime con un Colli Martani Grechetto.

I salumi della Valnerina e di Norcia, da cui il termine norcino per indicare il produttore di salumi sono ben rappresentati dal famoso prosciutto di Norcia, stagionato e saporito, da abbinare a una Malvasia bianca di Amelia, mentre il tartufo nero della Valnerina e il bianco dell’Alta Valtiberina nobilitano semplici crostini e prelibate tagliatelle, da provare con un trebbiano spoletino.

Il piccione farcito e l’agnello al forno sono spesso abbinati con un Montefalco Sagrantino, il tegamaccio, una zuppa di pesce del Lago Trasimeno, con un giovane Gamay dei Colli del Trasimeno, e la trota in porchetta con un Grechetto di Todi di buona struttura.

Anche i dolci conservano il carattere rurale della tradizione gastronomica umbra. La ciaramicola perugina, focaccia lievitata con Alchermes e glassata con albumi d’uovo, ė perfetta con un Vin Santo dei Colli Perugini e la rocciata di Assisi, sfoglia ripiena di frutta fresca e secca, cacao e spezie, con un Montefalco Sagrantino Passito.

Umbria - Il clima ed il territorio

Il clima ed il territorio

Collocata al centro della penisola, l’Umbria è prevalentemente collinare (70%) e montuosa, con un clima tipicamente continentale, caratterizzato da inverni freddi ed estati calde, ma secche e ventilate, con piogge ben distribuite nel corso dell’anno.

Le colline favoriscono buone esposizioni e una rete idrografica naturale capillare garantisce al suolo l’adeguato apporto di umidità, soprattutto nelle zone di Torgiano e dei Colli Martani. Intorno a Torgiano e Montefalco, Amelia e nei Colli Perugini, i terreni prevalentemente argilloso-calcarei favoriscono la produzione di grandi rossi destinati all’invecchiamento, prodotti principalmente da sangiovese e sagrantino; nell’Orvietano marne grigie, tufi e residui vulcanici regalano una spiccata sapidità ai vini a base di chardonnay e grechetto.

Zone vitivinicole

L’Umbria vitivinicola può essere suddivisa in sei zone principali, che si incontrano scendendo da settentrione verso il centro: il Perugino-Assisano e la zona di Torgiano, le colline che si affacciano sul Lago Trasimen0, il distretto di Montefalco, l’area dei Colli Martani e di T0di, le zone dei bacini lacustri del Ternano, che comprendono anche Amelia e l’Orvietano.

 

A sud di Perugia, sulla destra del Tevere, il territorio della denominazione Colli Perugini gode di condizioni pedoclimatiche favorevoli per la coltivazione delle varietà più tipiche della regione: il sangiovese e il trebbiano toscano. Il suolo argilloso con una forte componente calcarea permette la produzione di vini fini, dotati di colore intenso, buona struttura e moderata acidità. In particolare, qui come ad Assisi e a Torgiano, il sangiovese è impiegato anche in assemblaggio con il ciliegiolo o con il merlot e il cabernet sauvignon, per dare vini dotati di eleganti note di frutta rossa matura, cuoio e tabacco, tannini morbidi e ben integrati nella struttura e una buona predisposizione all’evoluzione in legno. Vini da provare con l’oca arrosto ripiena.
Grechetto, trebbiano toscano, sangiovese, merlot e cabernet sauvignon sono i vitigni dai quali sono elaborati i vini della denominazione Assisi, dotati di grande struttura e buona freschezza.

L’area di produzione di Torgiano, circa 250 ettari di colline a sud-est di Perugia, presenta suoli ricchi di argilla, lignite, sabbie e ciottoli, che danno ai vini grande struttura, elevata componente alcolica e sapidità. La coltivazione della vite in questa zona risale all’Età etrusca e sullo stemma del Comune di Torgiano campeggiano grappoli di uva accanto alla torre. I vini rossi sono prodotti prevalentemente da sangiovese, con integrazioni prevalenti di ciliegiolo e montepulciano. Il Torgiano Rosso Riserva DOCG è ottenuto soprattutto da sangiovese e ha un colore rosso rubino di notevole intensità, grazie anche a una lenta evoluzione di almeno 3 anni, che crea aromi complessi di viola e rosa appassita, china e cioccolato su uno sfondo di macchia mediterranea, struttura e morbidezza, doti ideali per accompagnare il piccione alla ghiotta.

Il clima influenzato positivamente dalle acque lacustri e i terreni permeabili e ricchi di sostanze organiche, rendono le colline intorno al Lago Trasimeno ideali per la coltivazione di sangiovese, merlot, cabernet sauvignon e ciliegiolo, che si esprimono in vini dotati di buon tenore alcolico, delicatamente profumati e discretamente tannici.

In particolare, il Trasimeno Gamay DOC è un vino sapido ed elegante, perfetto anche con la regina o carpa in porchetta. I vini bianchi, ottenuti principalmente da grechetto e trebbiano toscano, con una discreta presenza di pinot bianco e grigio, sono anche buone basi per la produzione di spumanti metodo Classico.

Si arriva cosi nella zona di Montefalco, dove oltre al Montefalco Sagrantino DOCG, si producono il Montefalco Rosso DOC, a base di sangiovese e sagrantino, e il fruttato Montefalco Bianco DOC, a base di grechetto con aggiunta di trebbiano toscano e altre uve a bacca bianca autorizzate.

La zona dei Colli Martani è collocata nell’estesa area centrale della provincia perugina, in vigneti situati tra i 300-500 metri che godono di ottime esposizioni e di un clima mite. La produzione si concentra su vini da monovitigni locali, su tutti il grechetto. Il Colli Martani Grechetto è un vino bianco sapido, dotato di gusto pieno e fruttato, da provare con il carpaccio di spigola al pepe rosa, mentre il Colli Martani Sangiovese è perfetto con le pappardelle al ragủ di cinghiale.

La vicina denominazione Todi è nata per valorizzare uno dei territori più vocati per la produzione del grechetto. II Grechetto di Todi è un vino ricco di struttura e componente alcolica, sorretto da una buona acidità e con aromi di frutta esotica, fiori gialli e richiami di miele, sapido e delicatamente ammandorlato, da provare con spiedini di seppie gratinati.

La recente denominazione Spoleto si concentra sull’autoctono trebbiano spoletino, dotato di grande versatilità produttiva e dalle potenzialità ancora inespresse.
I tipici sentori di fresche erbe aromatiche e frutta a polpa bianca rendono questo vino il compagno ideale della classica pasta e fagioli e di zuppe di legumi e cereali, anche nobilitate da qualche lamella di tartufo nero.

Nell’Umbria meridionale, in provincia di Terni, il progetto della nuova denominazione Amelia, che sostituisce Colli Amerini, pone al centro della produzione il ciliegiolo e la riscoperta malvasia toscana.

Qui, come nell’Orvietano, con una prevalenza di terreni argillosi misti a quelli sabbiosi, il sangiovese dà vini dotati di buona sapidità e acidità in equilibrio con la morbidezza.

La denominazione Lago di Corbara si estende intorno all’omonimo bacino artificiale tra Orvieto e Baschi, e si caratterizza per una viticoltura originale, concentrata su pinot nero e sangiovese, a volte impiegati in uvaggio con i vitigni internazionali, come il merlot e il cabernet sauvignon, dai quali si elaborano alcuni vini interessanti, di buona struttura, con profumi fruttati ed erbacei.

L’esteso comprensorio vitivinicolo di Orvieto rappresenta circa la metà dell’intera produzione vinicola regionale ed e situato ai confini con il Lazio, con cui condivide la denominazione. Famosa per i vini bianchi, questa zona affonda le sue radici vitivinicole all’epoca degli Etruschi; nel rinascimento i vini dell’Orvietano erano una preziosa merce di scambio, come testimonia il contratto stipulato nel XVI secolo con Luca Signorelli per la realizzazione degli affreschi del Duomo di Orvieto. I vigneti sono situati su colline con terreni calcarei e magri, con una notevole componente tufacea che regala ai vini una buona struttura e un’ottima sapidità, che sfuma in un piacevole finale minerale.

Tradizionalmente prodotti con un leggero residuo zuccherino, la maggior parte dei vini attuali sono secchi e gradevoli, ottenuti principalmente da trebbiano toscano, verdello, grechetto, canaiolo bianco e malvasia, a volte in uvaggio con lo chardonnay. Il disciplinare prevede la preziosa tipologia Muffa Nobile ottenuta da uve attaccate dalla Botrytis cinerea, il cui sviluppo è favorito dall’influenza del vicinoLago di Corbara, prodotta anche al di fuori della denominazione. Dopo qualche anno di evoluzione, il vino si presenta con una splendida veste giallo dorato, inconfondibili note di albicocca secca e pesca sciroppata, miele e zafferano, dolcezza e morbidezza, una delicata freschezza e un lungo finale di uva passa. Perfetto, per esempio, con un assaggio di pecorino del Subasio stagionato.

Vitigni

L’Umbria è una regione poco estesa e la sua superficie vitata è di circa 13.000 ettari disposti prevalentemente in collina, pressoché equamente suddivisi tra vitigni a bacca nera e bianca. Nel 2013 la produzione di vino è stata di circa 901.000 ettolitri, il 45.2%% DOP e il 44% IGP, con il 53% di rossi e rosati, ottenuti principalmente da sangiovese, sagrantino e montepulciano.

I sistemi di allevamento più utilizzati sono il cordone speronato basso e il guyot.

Anche se non è il vitigno più coltivato, il sagrantino (8%) è l’emblema del vigneto umbro, nato e presente quasi esclusivamente nella zona di Montefalco, il cui nome, sagrentino o sacrantino è legato all’uso nelle celebrazioni religiose, soprattutto pasquali. Un vitigno di carattere che dà un vino di grande struttura e tannicità, e richiede lunghe evoluzioni per raggiungere il perfetto equilibrio.

Il sangiovese (20%) entra nella composizione della quasi totalità dei vini a denominazione della regione, in purezza o in uvaggio con vitigni locali e internazionali. Vitigno molto versatile, riflette con personalità il carattere dei diversi territori e si esprime molto bene nella zona di Torgiano e nell’area centrale della regione. In genere dà vini di media concentrazione, nei quali in gioventù prevalgono le note fruttate, che si arricchiscono di sentori speziati e tostati dopo evoluzione.

Un vitigno piuttosto apprezzato in Umbria è il ciliegiolo (2%), che in purezza dà un vino delicato, vinoso e fruttato, con una netta nota di marasca, tannino lieve e moderata acidità, mentre il canaiolo nero (1%), usato soprattutto in assemblaggio con altri vitigni locali, offre un buon tenore alcolico, estratto e morbidezza, aromi di frutta rossa e un finale appena amarognolo.

La diffusione del montepulciano (2%) è limitata soprattutto alla zona di Terni, mentre il gamay (1%) ha trovato già dall’800 un ambiente ideale nell’area del Lago Trasimeno. Anche se questo gamay non ha nulla a che vedere con l’omonimo francese, in quanto recenti ricerche ampelografiche lo riconducono al grenache e quindi al cannonau.

Nonostante tutto, si continua a definirlo gamay, aggiungendo la specificazione perugino o del Trasimeno. Se vinificato in purezza, offre ai vini un vivace colore rosso rubino, profumi fragranti di frutti rossi e una struttura moderata.

Il vitigno a bacca bianca più caratteristico è l’autoctono grechetto (11%), ubiquitario e in grado di dare interessanti vini bianchi, dotati di profumi fini, buona struttura e tenore alcolico, sia in purezza sia in uvaggio soprattutto con uve internazionali. In realtà si deve parlare del grechetto di Todi, più adatto alla vendemmia tardiva e all’appassimento e di quello di Orvieto, più ricco di profumi e acidità, identificati a metà degli anni ’70 dall’Istituto di Coltivazioni Arboree dell’Università di Perugia. Entrambi sono legati da un filo conduttore: una lunga persistenza aromatica tipicamente ammandorlata, più incisiva nei vini ottenuti da grechetto di Todi.

I trebbiani (15%) toscano, giallo e spoletino rientrano nella composizione di quasi tutti i vini bianchi della regione, ma soprattutto lo spoletino ha trovato nel territorio omonimo la sua terra di elezione, dove è ampiamente diffuso. Tradizionalmente vinificato in acciaio, dà al vino buona acidità e struttura, con fragranti profumi agrumati e vegetali, che a volte richiamano quelli del sauvignon.

Il trebbiano toscano, qui detto procanico, dà vini più ricchi di struttura e con un buon potenziale nei confronti dell’invecchiamento.

La malvasia bianca (4%) trova un habitat ideale nelle colline meridionali della regione, dove è vinificata in purezza e in uvaggi ai quali offre buona freschezza e delicatezza, oltre a note fruttate con una leggera sfumatura aromatica.

Il verdello (2%) è una varietà piuttosto produttiva e rientra nella composizione dei vini di numerose denominazioni, in assemblaggio con il trebbiano toscano e il grechetto, ai quali dona intensità e freschezza.

Infine i vitigni internazionali. Il merlot (11%) e cabernet sauvignon (5%) rientrano nella produzione di vini ottenuti con il taglio bordolese, a volte in assemblaggio anche con il sangiovese, e sono diffusi un po’ in tutta la regione.
Lo chardonnay (3%) e il sauvignon (1%) sono abbastanza diffusi nell’Orvietano, il primo è vinificato anche in uvaggio con il grechetto, con il quale dà vini di grande eleganza e sapidità, il secondo si presta bene alla produzione dei famosi vini muffati.

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