Lombardia

Le Origini

La Lombardia si distingue in vari settori dell’industria e del terziario, in particolare a Milano, capitale della moda e del design. Paesaggi alpini mozzafiato, laghi con scorci incantevoli, dolci colline e una pianura fortemente antropizzata nascondono un’anima vitivinicola che ha trovato in alcune zone un ambiente ideale e una carica imprenditoriale per raggiungere, anche in questo campo, punte di eccellenza. Ritrovamenti di vinaccioli di Vitis vinifera silvestris Gmer sulle rive dei laghi di Garda e d’Iseo testimoniano la presenza della vite fin dall’età del bronzo, anche se la coltivazione risale al VII-V secolo a.C. Furono i Romani a dare impulso alla viticoltura, fino alla decadenza dell’lmpero Romano e alle successive invasioni barbariche.

Dopo una ripresa della coltivazione della vite nel medio evo, grazie all’opera di monaci di diversi ordini, il quadro ampelografico è stato completamente mutato dai flagelli ottocenteschi, oidio, fillossera e peronospora, responsabili della scomparsa di numerosissimi vitigni autoctoni.

Oltrepò Pavese e Franciacorta sono i principali poli produttivi. Il primo è il bacino vitivinicolo più ampio della regione, famoso fino a qualche tempo fa per i suoi vini rossi semplici e briosi a base soprattutto di croatina e barbera, che oggi sono affiancati da vini più strutturati e spesso elevati in legno, oltre che da spumanti metodo classico, soprattutto a base di pinot nero, vinificato in bianco e in versione rosata con il recente Cruasé. E’ tuttavia la Franciacorta la zona che ha portato la Lombardia alla ribalta internazionale in campo spumantistico, creando una propria specifica identità a base di chardonnay, pinot nero e pinot bianco. La prima bottiglia di pinot di Franciacorta, opera dell’enologo Franco Ziliani, risale al 1961, e da quel momento i vini di questo territorio hanno riscosso successi sempre crescenti.

Una realtà completamente diversa é quella della Valtellina, un piccolo territorio impervio nel quale l’esigente nebbiolo ha trovato un habitat ideale, con splendidi risultati.

Ricca e varia, non proprio leggera, la cucína lombarda é prevalentemente di terra. Casoncelli, agnolotti e tortelli di zucca si possono abbinare rispettivamente con un Valcalepio Rosso, un Buttafuoco e un Oltrepò Pavese Cruasé. Pregiate varietà di riso sono il segreto del classico risotto alla milanese con lo zafferano e il midolla di bue, accompagnato con l’ossobuco, ottimo con un calice di San Colombano Rosso, mentre quelli con le rane e con il pesce persico, quest’ultimo tipico delle zone intorno al Lago di Como, con un sapido Lugana.

Il grano saraceno è la base per i pizzoccheri della Valtellina, con verze patate e abbondante bitto fuso, presente anche nella polenta taragna, e per gli sciatt, specialità da provare con i diversi Valtellina Superiore. Taglieri di bresaola della Valtellina, salami Brianza, Cremona, di Varzi e d’oca di Mortara si abbinano con una vivace Oltrepò Pavese Bonarda, ottima anche con la cassoeula, a base di cotiche e costine, zampetti, codino e verza. Le famose costolette alla milanese, di carne di vitello e rigorosamente con l’osso, impanate e fritte nel burro, sono perfette con un Oltrepò Pavese Pinot nero, mentre il bollito misto si accompagna felicemente con la mostarda di Cremona, che crea qualche difficoltà in abbinamento a causa delle spiccate note piccanti. Un sottilissimo velo di raspadüra da grana lodigiano é delizioso con un sorso di Oltrepò Pavese Metodo Classico e un assaggio di bitto o di bagoss stagionato con un Valtellina Sforzato.

Il panettone di Milano è un dolce natalizio ormai diffuso in tutta Italia, da gustare con un Oltrepò Pavese Moscato Spumante, ottimo anche con la soffice torta paradiso e le offelle di pasta frolla, mentre la bergamasca polenta e osei e la sbrisolona mantovana, si abbinano con un Valcalepio Moscato Passito.

Il clima ed il territorio

Il territorio lombardo, vasto e variegato, è occupato per quasi la metà da un’estesa pianura (47%), per circa il 41% da montagna e solo per il 12% da rilievi collinari.

Il clima non puỏ che ricalcarne le tracce, presentandosi estremamente complesso. Si passa dalle rigide temperature dei ghiacciai al tepore delle rive dei numerosi laghi e fiumi, dove il calore immagazzinato in estate è rilasciato lentamente durante l’inverno, rendendo possibile la coltivazione della vite, degli olivi e degli agrumi. In pianura il clima è tipicamente continentale con forti escursioni termiche stagionali, mentre la fascia pedemontana, ben esposta al sole, gode di condizioni più favorevoli per la viticoltura, con un clima fresco e temperato, contrassegnato da una maggiore piovosità e da forti escursioni termiche.

Ideale per la viticoltura è la posizione della Valtellina, che le Alpi mettono al riparo dai freddi venti del nord, dotata di terreni sabbiosi derivati dallo sfaldamento della roccia granitica, con scarsissima ritenzione idrica e quindi grande predisposizione alla siccit, che danno vini complessi e strutturati.

In Franciacorta si trovano prevalentemente terreni sciolti,con argilla, limo, sabbia ed elementi ciottolosi drenanti di origine morenica, con discreta profonditá e buon drenaggio, perfetti per evitare ristagni d’acqua. I venti lacustri scoraggiano lo sviluppo di muffe dannose e le escursioni termiche giornaliere garantiscono un ottimo corredo varietale.

Sulle colline oltrepadane che sfiorano le prime propaggini dell’Appennino, la vite si trova a proprio agio e sfrutta alla perfezione l’esposizione al sole e l’escursione termica tra giorno e notte. I terreni presentano un’alternanza di marne sabbiose, marne gialle chiare e bianco-azzurrognole, intervallate talvolta da strati arenacei o calcarei, con differenti vocazioni tra aree adatte alla produzione di uve a bacca bianca, indicate anche per la spumantizzazione, e altre per quelle a bacca nera.

Zone vitivinicole

Le principali zone vitivinicole si distribuiscono lungo tre fasce: a sud dominano l’Oltrepó Pavese e il Mantovano, separati dalla piccola area di San Colombano al Lambro, al centro si trova la vasta area delle province di Bergamo e Brescia fino ad abbracciare le sponde del Lago di Garda, a nord la piccola ma preziosa Valtellina.

Le colline dell’Oltrepò Pavese, immerse in uno splendido scenario ondulato che raggiunge i 500 metri di altezza e con esposizioni molto favorevoli, si trovano nella porzione più a sud della provincia di Pavia, incuneata tra Emilia-Romagna e Piemonte, fin quasi a lambire il Mar Ligure. Tra queste colline appenniniche, con formazioni calcaree e suoli argillosi che danno nutrimento a fitti filari di viti impiantati a guyot, passa il 45° parallelo, posizione ideale per la viticoltura, che offre un ampio ventaglio di tipologie di vini, dai bianchi e rossi fermi e frizzanti, ottenuti da uve tradizionali e internazionali, agli spumanti metodo Classico e Martinotti, dai passiti ai vini dolci frizzanti. Un territorio, quello oltrepadano, per decenni associato al concetto di vino acquistato in damigiane dai milanesi che andavano a fare una scampagnata domenicale in collina. Questa realtà non é scomparsa, ma oggi l’Oltrepó produce anche vini di elevato livello qualitativo, a volte eccellenti. Al confine con il Piemonte, la grande denominazione Oltrepò Pavese esprime l’influenza di quella regione in una barbera dotata di buona freschezza e tannino non particolarmente esuberante, doti che si esprimono bene soprattutto nella versione frizzante.

Il vino-simbolo è la Bonarda, a base di croatina e altri complementari oltrepadani, elaborata in versioni ferme, frizzanti e con diversi residui zuccherini. Vivace e simpatica, vinosa e fruttata, con sentori di lampone e fragola, ciliegia e fiori rossi, è perfetta con un ricco tagliere di salumi. Negli ultimi anni si stanno elaborando Bonarda più ricche di struttura e componente alcolica, anche passate in legno.

II Rosso è ottenuto da barbera, croatina, dai complementari uva rara e ughetta e un po’ di pinot nero, uvaggio impiegato anche nella produzione del Sangue di Giuda, vino dolce frizzante o spumante, da provare con una crostata di visciole. Analogo è l’uvaggio del Buttafuoco, il cui nome deriva dall’espressione dialettale of buta me al feug, ossia germoglia come il fuoco, con riferimento alla vigoria delle viti in quest’area ristretta, caratterizzata da marne gialle chiare e posta nelle colline a sud della Via Emilia, nei comuni di Stradella, Broni, Canneto Pavese, Montescano, Castana, Cigognola e Pietra de’ Giorgi. Un vino dalla trama tannica consistente.

Se le zone più adatte alla produzione di vini rossi si estendono nella prima fascia collinare tra Torrazza Coste e Zenevredo, i migliori risultati per le basi-spumante e i vini bianchi si ottengono nell’area collinare dell’Oltrepò orientale, tra i comuni di Montecalvo Versiggia e Santa Maria della Versa, e l’area sud-occidentale dell’Oltrepò, fino a Rocca de’ Giorgi.

Grande attenzione è dedicata agli spumanti metodo Classico, che sfruttano la versatilità del pinot nero, varietà di cui l’Oltrepò Pavese vanta il primato italiano di produzione. Oltre che da pinot nero, l’Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG può essere prodotto con piccole quantità di chardonnay, pinot grigio e bianco, ed è elegante, con fragranze di pane appena sfornato e accenni agrumati; quando è più evoluto, richiama note tostate di mandorle e nocciole. Infine il Cruasé ,nome originale che associa cru e rosé, si ottiene con la macerazione a contatto con le bucce e si presenta con un’intrigante veste rosata, dotato di cremosa effervescenza, freschi aromi di ciliegia e arance rosse e ricca trama gustativa.

Se il moscato bianco è spesso impiegato nella produzione di spumanti metodo Martinotti, dolci, leggeri e delicati, con i tipici sentori aromatici e fruttati, il Moscato di Volpara, elaborato da uve ottenute a 400 metri, esprime interessanti note di albicocca e pesca gialla, con leggere nuance di erbe aromatiche. Negli ultimi anni il riesling è stato decisamente rivalutato e valorizzato nei comuni di Calvignano, Montalto Pavese, Oliva Gessi e, in parte, Casteggio, Mornico Losana e Rocca de’ Giorgi, tra i 220-450 metri, coinvolti nel progetto dell’Associazione Valle del Riesling. Qui, questo nobile vitigno mette in luce un’acidità vibrante e un bagaglio olfattivo intrigante, che dopo alcuni anni libera intensi sentori di idrocarburi su uno sfondo di pesca e frutta esotica.
L’impronta aromatica della malvasia di Candia, il fruttato maturo dello chardonnay, la mineralità del riesling e i tratti vegetali del sauvignon si esprimono talvolta anche in spumanti semplici, elaborati con il metodo Martinotti.
Il cortese è stato quasi abbandonato, perché i produttori di Vermouth, ottenuto da un vino-base neutro a basso costo, oggi preferiscono i più economici vini dell’Italia Meridionale.

Le stesse uve dell’Oltrepò Pavese Rosso, oltre allo chardonnay, sono coltivate a sud di Lodi, tra il Lambro e l’Olona, sulle colline argillose della denominazione San Colombano al Lambro, unica DOC che rientra in parte nella provincia di Milano.

Salendo verso le montagne, si arriva in Valtellina, valle parallela al crinale alpino, solcata dal fiume Adda, dove le vigne per 40 chilometri sono aggrappate alle pendici ripide delle montagne, prevalentemente sul lato destro del fiume, il più soleggiato, in fazzoletti di terra strappati alle rocce e tenuti saldi da muretti a secco centenari.

Qui la viticoltura è davvero eroica, perché infaticabili viticoltori, dopo aver portato la terra fin quasi a 1000 metri con le gerle, continuano a lavorare manualmente i filari di nebbiolo o chiavennasca, e a trasportare le uve a spalla, talvolta aiutati da sistemi di piccole rotaie. Accanto al nebbiolo crescono limitate quantità di vitigni locali, oggi quasi mai vinificati in purezza, come la rossola, la pignola valtellinese e la brugnola, molto graditi in passato perché davano rispettivamente acidità, colore e produzione elevata. L’estremo frazionamento dei vigneti spartisce poco più di 1000 ettari vitati tra oltre 2000 proprietari e/o conduttori, che producono circa 47.000 ettolitri di vino, mantenendo viva la più vasta arca terrazzata d’Italia. In questa stretta fascia di terra punteggiata di terragne o inferni, dove in estate si raggiungono temperature molto elevate, hanno origine i vini pregiati del Valtellina Superiore DOCG, con le sottozone Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella.
I vini di Maroggia evidenziano una spiccata acidità, quelli di Sassella sono i più equilibrati ed eleganti, in quelli di Grumello risaltano morbidezza e longevità, mentre nella sottozona Inferno si trovano i più strutturati e tannici. Chiude la Valgella, con i vini meno ricchi e complessi. Questi vini presentano in genere colori che presto virano verso il granato, dalla trama sottile e trasparente, profumi di frutta rossa in confettura, spezie e cuoio, struttura con tannini ben modulati, mirabili per accompagnare agnello alle spezie.

Lo Sforzato o Sfursat di Valtellina DOCG è ottenuto dai migliori grappoli di nebbiolo, fatti appassire per tre mesi su graticci in fruttai ben areati, in modo che gli acini concentrino i laro succhi e possano dare vini di struttura, elevato tenore alcolico e accentuata morbidezza.

In provincia di Bergamo, la denominazione Valcalepio abbraccia una cerchia di colline situate alla destra orografica dell’Oglio, nella piccola fascia che da Almenno San Bartolomeo raggiunge Grumello del Monte e Sarnico, fino alle sponde del Lago d’Iseo. Nella zona a ovest del capoluogo, i terreni più profondi e di matrice argillosa danno i vini più strutturati e complessi, preludio di un più lungo invecchiamento, mentre a est i vini sono più semplici e di facile beva. Queste ultime propaggini delle Prealpi Orobiche, ad altezze variabili tra i 300-600 metri, sono dominate dai vitigni internazionali chardonnay, pinot bianco e grigio, pinot nero, merlot e cabenernet sauvignon, vera prerogativa della Valcalepio. Uvaggi di questi vitigni danno il bianco e il rosso, vini di buon livello qualitativo.

Piccoli fazzoletti di terra sono lasciati all’antico merera e al moscato di Scanzo, che nel comune di Scanzorosciate dà vita all’omonimo Moscato di Scanzo DOCG, la più piccola denominazione d’Italia. La particolare struttura dei terreni con fondo di pietra calcareo-marnosa, il sass de luna, immagazzina il calore del sole per restituirlo alle piante durante la notte e rende unica questa piccola perla enologica, un nettare ottenuto da uvelasciate appassire per alcune settimane, che libera raffinate note di incenso, rosa canina e spezie, da abbinare all’erborinato strachitunt, ma ottimo anche come vino da conversazione, assaggiando qualche cioccolatino.
Qui sono prodotti anche vini di discreta fattura da incrocio terzi, dotati di una ricca intensità cromatica, da incrocio manzoni con vivace nerbo acido, dalla fragrante schiava e dal vigoroso e produttivo franconia, utilizzati esclusivamente in uvaggio, a differenza dell’aromatico moscato giallo, vinificato prevalentemente in purezza.

E si arriva in Franciacorta, coltivata con perizia e rigore, una delle aree che più gode di meritata fama in Italia e nel mondo.

Sempre in provincia di Brescia si possono assaggiare i vini delicati delle denominazioni Botticino, Cellatica e Capriano del Colle, unico dei tre, quest’ultimo, a prevedere anche il bianco, elaborato da trebbiano di Soave. Ottenuti da diversi uvaggi a base soprattutto di barbera, marzemino, sangiovese e schiava gentile, secondo la denominazione, presentano una struttura non molto esuberante e la piccola produzione privilegia il consumo in ambito locale.

I vigneti che ricamano l’incantevole paesaggio nel comprensorio del Lago di Garda traggono beneficio dai terreni di origine morenica, derivanti dal ritiro dei ghiacciai con presenza di argille biancastre e sabbie. La denominazione Garda è molto vasta con una miriade di vini ottenuti soprattutto da monovitigni, sia tradizionali sia internazionali e si estende tra le province di Brescia, Verona e Mantova, mentre il Garda Classico è riservato alla sola provincia bresciana, cosi come la denominazione Valtènesi.

Il groppello, unito a grappoli di sangiovese, barbera e marzemino, lo stesso uvaggio del Garda Classico Rosso, vinificati con breve macerazione sulle bucce, è alla base della produzione del fragrante Garda Classico Chiaretto e del Valtènesi Chiaretto, dalla suadente veste rosa tenue, con golosi richiami di lampone, gelatina di fragole e rosa, buona freschezza e delicata struttura.
Il groppello cresce rigoglioso nelle varietà gentile, di Mocasina e di Santo Stefano, che regalano vini dotati di colori tenui e di buona fragranza olfattiva, su tutti il Garda Classico Groppello.

Il Lugana DOC è ottenuto da trebbiano di Soave, la varietà più coltivata in zona, che in gioventù mette in luce un ricco bagaglio olfattivo floreale e fruttato, con buona freschezza, sapidità e un tipico finale ammandorlato. Un vino perfetto con un’orata all’acqua pazza. Le doti di questo vino sono ulteriormente accentuate dall’evoluzione in legno e alcuni Lugana mostrano buona longevità, con intense note minerali ed evidenti struttura e sapidità. Un vino da provare con un lavarello alla maggiorana, impreziosito da qualche goccia di olio extra vergine d’oliva Garda DOP, con sentori di mela e gusto vegetale di carciofo e mandorla.
Il Lugana Spumante, prodotto prevalentemente con il metodo Classico, è di buon livello qualitativo.

Nel Mantovano, celebre culla del poeta Virgilio, le morbide colline attraversate dal Mincio sono il letto ideale per alcune varietà di lambrusco, su tutti il viadanese, che si è adattato perfettamente al territorio, poiché predilige terreni profondi, freschi e di buona fertilità, come quelli più vicini al fiume, affiancato in uvaggio dal maestri, marani e salamino.
Separate dal Po, le sottozone della denominazione Lambrusco Mantovano hanno caratteristiche diverse: il Viadanese-Sabbionetano è più collinare e ventilato, l’Oltre Po Mantovano è pianeggiante, più umido e strappato alle frequenti esondazioni. Brioso, con la spuma rosea e il profumo stuzzicante di lamponi e viole, il Lambrusco Mantovano si sposa a meraviglia con le tagliatelle con sugo d’anatra.

Infine, la denominazione Garda Colli Mantovani comprende anche Chardonnay, Pinot bianco, Sauvignon e Friulano, cosi come Cabernet e Merlot, vini semplici e piacevoli da apprezzare soprattutto in gioventù.

Vitigni

Il vigneto lombardo occupa una superficie molto estesa, 22.900 ettari disposti soprattutto in collina, con una produzione nel 2013 di circa 1.301.000 ettolitri di vino, che registra una leggera prevalenza di rossi e rosati (54%), soprattutto a base di croatina e barbera.

I vini DOP sono il 50.5% della produzione, il 38.5% sono IGP.

Oltre il 55% della produzione proviene dall’Oltrepo Pavese, vero bacino vitivinicolo della regione, seguito dalla provincia di Brescia, con la ricca produzione di Franciacorta (24.6%) e, nettamente distaccato, il comprensorio mantovano (10.5%). Alle altre zone resta ben poco.

Le forme di allevamento della vite più diffuse sono i sistemi a spalliera, a guyot singolo o multiplo oppure a cordone speronato, che nel Bresciano e nel Bergamasco hanno soppiantato la pergola trentina e il sylvoz.

Croatina e pinot nero sono i vitigni più coltivati in Lombardia e sono diffusi soprattutto in Oltrepò Pavese. La croatina (17%), localmente chiamata anche bonarda, è un vitigno a maturazione medio-tardiva, con grossi grappoli che sono la base di vini briosi e profumati di frutta rossa, in genere non dotati di grande struttura, ma intensi e piacevoli, spesso frizzanti. Anche se negli ultimi anni sono prodotte alcune versioni più strutturate e ambiziose.

Grande protagonista nel panorama ampelografico lombardo è il pinot nero(14%), soprattutto a livello qualitativo, impiegato principalmente per pregiati spumanti metodo Classico, in particolare in Oltrepò Pavese ma anche in Franciacorta, ai quali offre complessità, struttura e potenzialità di evoluzione. Se vinificato in rosso, dà vini dotati di un colore non molto profondo, profumi di ribes nero e lampone, spezie e rabarbaro, liquirizia e funghi secchi, tannino setoso e poco invadente. Un vino non potente, ma dotato di grande eleganza.

La barbera (11%) presenta un’acidità più contenuta e tannini più moderati della consanguinea piemontese. Spesso usate in uvaggi, uva rara e vespolina, o ughetta completano il quadro dei vitigni tipici dell’Oltrepò Pavese, offrendo una trama tannica delicata, profumi floreali e, soprattutto il secondo, speziati.

Merlot (4.2 %), cabernet sauvignon (2.7%) e franc si trovano soprattutto nel Bergamasco e in Franciacorta, dove si esprimono su buoni livelli qualitativi e mettono in luce le consuete doti di struttura e intensità olfattiva, a volte marcata da toni vegetali, a volte più fruttata e speziata.

Il nebbiolo (3.9%) si concentra nell’aspra Valtellina, dove è chiamato chiavennasca, l’unico territorio in cui questo vitigno esclusivo si esprime su ottimi livelli qualitativi al di fuori del comprensorio piemontese e. in minima parte, valdostano. Nebbiolo che, nei vini di Valtellina, è affiancato da piccole percentuali di vitigni complementari quali brugnola, rossola e pignola.

Diverse varietà di lambrusco (3.8%) sono presenti nel Mantovano, retaggio di una continuità territoriale con le aree emiliane del Modenese e del Reggiano. Il lambrusco viadanese dà vini di buon corpo, il maestri è il più ricco di sostanze coloranti, il marani è il più vigoroso sotto il profilo produttivo, mentre il salamino mette in luce una spiccata acidità.

Il groppello (1.5%) è diffuso nel Bresciano, nelle varianti gentile, di Mocasina e di Santo Stefano, e in genere dà vini delicati, da bere entro un paio di anni dalla vendemmia. Il groppello gentile, dalla buccia più sottile, è adatto per la produzione di vini rosati, mentre gli altri due sono più pigmentati e si prestano meglio alla vinificazione in rosso.

E ancora il sangiovese (0.6%), che offre una blanda matrice tannica, e il marzemino (1.2%), che dà vini dotati di una bella esuberanza olfattiva di frutta matura rispetto all’impronta più fresca di quelli prodotti in Vallagarina.

Tra i vitigni a bacca bianca spicca lo chardonnay (13.5%), che si esprime splendidamente in Franciacorta, mettendo in evidenza le sue doti migliori, l’eleganza fruttata e floreale, la buona struttura e la freschezza.

Il pinot grigio (5%) è diffuso soprattutto in Oltrepó Pavese,dove è impiegato per la produzione di vini freschi e discretamente profumati, con riconoscimenti di fiori bianchi e lavanda, agrumi e frutti a polpa bianca.

Sempre in Oltrepó Pavese, il riesling italico (5.5%) e il riesling renano (0.9%) esprimono le loro piacevoli note fruttate e decisa freschezza, ma il secondo, in alcune aree, esalta la sua inconfondibile mineralità.

Il trebbiano di Soave (4.6%), localmente detto di Lugana o turbiana, è condiviso con il vicino Veneto e offre una buona struttura, sentori di mela golden, anice e gusto ammandorlato e, con l’evoluzione, belle note minerali e sapidità.

Infine il moscato bianco (3%), che in Oltrepò Pavese esprime le sue consuete note aromatiche, soprattutto in piacevoli spumanti dolci.

Di seguito troverai alcuni dei Vitigni piu famosi per la regione Lombardia

Denominazioni

Di seguito troverai alcune delle Denominazioni piu famose per la regione Lombardia

Franciacorta DOCG

Cenni storici In Franciacorta già nel sedicesimo secolo si ottenevano vini “mordaci” e vini fermi, ma esclusivamente per un consumo locale. Una rinascita c’è stata…

Valtellina superiore DOCG sottozona Inferno

La denominazione Valtellina superiore DOCG sottozona Inferno rappresenta una delle più importanti aree vitivinicole della regione Lombardia. La denominazione Valtellina superiore DOCG sottozona Inferno include le province di Sondrio ed…

Produttori

Di seguito troverai alcuni dei Produttori piu famosi per la regione Lombardia

Vini

Di seguito troverai alcuni dei Vini piu famosi per la regione Lombardia