In passato come nel presente l’imbottigliamento è per la produzione vinicola un passaggio importantissimo, se non viene fatto con la dovuta premura, potrebbe inficiare la qualità del vino. Apparentemente semplice è in realtà un processo da non sottovalutare, sta infatti anche in una corretta procedura la buona riuscita di una annata di vino. Uve e tecniche di estrazione sono fondamentali ma se non in sinergia con una imbottigliatura ad arte anche il miglior prodotto potrebbe rovinarsi. La tecnica del l’imbottigliatura nasce all’epoca dei romani, innovazione che ha poi permesso di introdurre l’affinamento e l’invecchiamento che sono oggi la base della produzione vinicola. Durante il processo di imbottigliamento nulla può essere lasciato al caso. La bottiglia rappresenta, infatti, il guscio di protezione tra il prodotto e il mondo esterno ed accompagna il vino fino al momento dell’assaggio. Per preservare il prodotto questo processo segue delle regole ferree, utili a regolamentare anche in questo frangente la produzione.

La fase preliminare dell’imbottigliamento di un vino è rappresentata dalla scelta della bottiglia. Questo passaggio, agli occhi di molti, potrà sembrare banale ma in realtà importante. La forma e il colore della bottiglia vanno valutati in base al prodotto che andrà a contenere. Per quanto riguarda la forma il mercato offre diverse scelte: con una capienza standard di 0,75 L la bottiglia da vivo assume diverse forme per valorizzare al meglio il suo contenuto.
La bottiglia più comune è sicuramente la bordolese, si tratta di una bottiglia tubolare che, per la sua particolare forma, aiuta a bloccare i sedimenti che è possibile trovare all’interno della bottiglia. La seconda tipologia di bottiglia più diffusa e la borgognotta, presenta una forma tubolare che risale al tappo con una forma più tondeggiante. Queste due tipologie di bottiglia si prestano a contenere sia vini bianchi che vini rossi ma per questi ultimi è particolarmente indicata la bordolese, essendo vini che tendono a produrre sedimenti.
Più specifica per il vino bianco è invece la tipologia di bottiglia detta romana, questo genere di bottiglia è tubolare e abbastanza snella. Si presta bene all’imbottigliamento del vino bianco data la rara tendenza a produrre residui. Oltre la forma anche il colore ha la sua importanza, per i vini rossi è preferibile una bottiglia scura per preservare il prodotto mentre per i vini bianchi si è soliti una bottiglia verde o trasparente.

Processo di sterilizzazione ed imbottigliamento del vino

Scelta la bottiglia più adatta al tipo di vino si passa al primo step del processo di imbottigliamento, la sterilizzazione. In passato le bottiglie venivano lavate per bene ed esposte al sole per asciugare, oggi la tecnologia permette di pulire a fondo il recipiente con acqua sterile e asciugatura ad aria compressa. In questa prima fase per proteggere il vino da possibili ossidi la bottiglia viene liberata dell’aria grazie all’impiego di gas di azoto. Successivamente a questo passaggio la bottiglia è pronta per essere riempita ma prima di procedere occorre fare dei test a campione sul prodotto. Il vino viene analizzato per valutare che rispetti i requisiti di qualità. Vengono quindi valutati colore, sapore, aroma e composizione chimica; superati i metri di valutazione il vino passa alla fase successiva.

In questa fase centrale le bottiglie trattate vengono riempite; il vino passa attraverso macchinari precisissimi che hanno sostituito totalmente le storiche botti usate in passato che sopravvivono solo in alcune realtà di piccolissima produzione artigianale.

Riempite le bottiglie occorre ovviamente tapparle; la bottiglia passa quindi alla tappatrice ma non prima di aver fatto una scelta importante relativa al tappo. Scegliere il tappo sbagliato può rovinare tutto il lavoro fatto. Il tappo deve infatti garantire che non entri aria nella bottiglia per non ossigenare il vino e compromettere il prodotto. Allo stesso modo, nel caso di vini spumante deve resistere alla pressione dei gas. Anche per questa ragione questi ultimi sono dotati di una gabbia esterna che li trattiene ulteriormente. Il dilemma principale oltre alla tipologia riguarda il materiale; meglio il sughero o un materiale sintetico? Per rispondere a questa domanda bisogna chiedersi che tipo di vino si sta producendo. Tradizionalmente si tende a preferire il tappo in sughero per vini che necessitano di riposo. L’uso del sughero, però, porta con sé una serie di problematiche, infatti essendo organico potrebbe essere interessato da fenomeni batterico-fungini o soggetto al cambiamento di umidità dell’ambiente. Entrambi questi fenomeni possono intaccare irrimediabilmente il prodotto vinicolo. Nonostante questo però il sughero ha dimostrato il suo innegabile valore nel momento in cui si ha la necessità di far invecchiare un vino. Si parla di un materiale resistente il quale, con la dovuta manutenzione e accuratezza, può accompagnare il vino e il suo produttore durante un lungo processo di invecchiamento. La tradizione dell’uso del sughero è quasi un culto per gli amanti del settore che vedono nello stappare una bottiglia con tappo in sughero un fascino non paragonabile a quello dei materiali più “moderni”.

Procedimento per rivestire il collo delle bottiglie di vino

Una volta esser stata tappata la bottiglia si avvia alle fasi conclusive, inserito il tappo si passa quindi alla capsulatrice. Si tratta di una macchina che riveste il collo della bottiglia proteggendo il tappo. Le capsule, solitamente in pvc, funzionano principalmente come barriera protettiva per il tappo ma a questa funzione pratica si unisce anche una funzione estetica, decorando la bottiglia con un colore che solitamente rispecchia l’azienda produttrice.

L’ultima cosa da fare prima di poter dichiarare concluso l’imbottigliamento del vino è applicare l’etichetta. Come per tutto il processo di imbottigliamento anche in questo caso nulla va dato per scontato. L’etichetta rappresenta il biglietto da visita del prodotto vinicolo e deve riportare obbligatoriamente una serie di informazioni relative al vino, utili ad identificarlo e posizionarlo concettualmente in un certo territorio. Proprio per la sua importanza, l’etichetta, deve seguire una serie di normative stabilite per la tutela del prodotto stesso, del produttore e ancora più importante per la tutela del consumatore che può così degustare consapevolmente un vino sapendo ciò che sta assaporando. Come si può immaginare quindi i dati riportati sulle etichette sono abbastanza fitti. Ogni produttore secondo la normativa italiana deve riportare obbligatoriamente su ogni etichetta le seguenti informazioni: tipo di vino, la menzione territoriale, il volume alcolico, annata delle uve, dati relativi all’imbottigliamento, presenza di allergeni, lotto e capacità del recipiente; queste info vanno riportate in modo da poter essere lette tutte a colpo d’occhio. Oltre alla componente tecnica e produttiva sull’etichetta è riportata una descrizione riguardante il colore e la sua intensità, una analisi del sapore e degli aromi che compongono il vino. Questo genere di dettagli vengono riportati in forma di racconto che riguarda la nascita del vino in questione e la ricerca vinicola che ha portato alla sua composizione. Questi dettagli possono essere considerati meno importanti rispetto alle informazioni tecniche di produzione ma come ogni appassionato di vino sa, ogni assaggio è un viaggio che porta a sentire i profumi di uno specifico territorio, quindi è importante anche raccontare la nascita di un vino e le sue qualità.

Applicata l’etichetta il processo di imbottigliamento può dichiararsi concluso e la bottiglia è pronta per il riposo di cui necessita il vino per stabilizzarsi.