Terroir speciale per un vino brioso

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Cosa vuol dire la parola terroir?

Il termine terroir, tradotto dal francese all’italiano, significa territorio. Tuttavia, il terroir può essere anche visto come un mix tra suolo, uomo e clima, ovvero i tre fattori principali nella produzione di vini di alta qualità. Può essere definito come un’area dove le condizioni fisiche, chimiche e naturali, la geografia e il clima permettono la realizzazione di un buon vino. Gli aspetti geografici e le proprie condizioni sono fondamentali per conoscere l’area adatta di un vino con caratteristiche precise.

Il suolo

La composizione del suolo è il primo elemento fondamentale per far sì che la produzione di un vino di alta qualità possa prodursi. I terreni dei vigneti sono diversi; i vini possono essere prodotti sia su terreni acidi aventi un alto contenuto di ghiaia che su terreni calcarei. 

Il tipo di suolo influisce sulla qualità del vino, poiché il tipo di terreno influenza la probabilità che le loro uve siano selezionate per il vino di prima qualità. I vini prodotti su terreni di composizione differenti possiedono caratteristiche diverse in base al tipo di terreno su cui sono state coltivate le uve. Anche la pendenza del terreno determina i fabbisogni della vite, così come la presenza di fauna, i microrganismi e i concimi minerali. 

Quali sono i suoli migliori per la coltivazione della vite?

I suoli generalmente ben drenati e poveri sono quelli più adatti per far sì che si possa produrre un vino di alta qualità. Questo perché se abbiamo meno acqua ci sarà maggior concentrazione di sapori nell’uva. I terreni ideali per la viticoltura contengono prevalentemente calcare e argille. 

I suoli calcarei sono composti prevalentemente da carbonato di calcio, che offre pochi nutrienti alla pianta e non trattiene il calore, risultando un terreno freddo. Questi tipi di suoli tendono a produrre vini più chiari, aromatici e maggiormente acidi. È preferibile quindi utilizzare varietà di vitigni a bacca bianca per quanto riguarda questa tipologia di terreno. 

I suoli argillosi invece sono terreni caratterizzati dalla presenza di particelle come ghiaia e sabbia. È un tipo di terreno che trattiene sia l’acqua che altri elementi nutritivi in grado di produrre vini articolati. Contrariamente ai suoli calcarei, in questo tipo di territorio è preferibile utilizzare varietà di vitigni a bacca rossa. I particolari nutrienti minerali consentiranno alla vite di sviluppare determinati componenti che forniranno colore, aromi e consistenza ai vini prodotti. 

Quali sono i suoli meno indicati per la produzione di vino?

I terreni di ardesia raccolgono pochissima materia organica e quindi le viti piantate in questi tipi di terreni fanno un enorme sforzo nel far sviluppare le radici in maggior profondità nel terreno. Inoltre, quando il sole si riflette sul terreno la vite si riscalda portando l’uva ad una maturazione precoce. 

I vini ottenuti sono caratterizzati da un’alta gradazione alcolica. Anche i suoli di natura granitica sono poveri di terreno. La pianta soffre durante lo sviluppo, maturando più lentamente. Le escursioni di temperatura dovute alla natura di questo tipo di terreno forniscono ai vini una forte aromaticità. 

Il clima

Il clima ha una grande influenza sull’evoluzione delle componenti aromatiche dell’uva, dato che è particolarmente sensibile alle condizioni atmosferiche. Quello che teme di più la vite è sia l’eccessivo caldo estivo, sia le gelate primaverili. 

Le temperature più calde dell’ambiente fanno aumentare il tenore zuccherino degli acini portando quindi alla produzione di un vino con un maggiore grado alcolico. Uno studio climatico dettagliato di una ragione sarà importante per la scelta della località in cui coltivare la vite. 

Terroir e vigneti

Il calore

La vite non può procedere nel suo ciclo in condizioni di temperature troppo alte o troppo basse. Lo studio sull’effetto del calore deve riguardare sia gli estremi tollerabili che la quantità di calore necessaria per la pianta per poter essere in grado di svolgere la sua produzione.

 Per quanto riguarda gli estremi termici, quelli di interesse per la viticoltura sono quelli minimi, ovvero quanto la vite è in grado di resistere al freddo. I fattori che portano a una maggiore o minore resistenza al freddo coinvolgono sia aspetti legati alla varietà della vite, che aspetti legati alla pianta. 

Il ruolo della luce

La vite predilige i luoghi meglio esposti al sole. La radiazione solare, che rappresenta il complesso delle radiazioni provenienti dal sole, è l’elemento che riscontra una vitale importanza. La pianta, inoltre, ha bisogno di molte ore di luce per far sì che sviluppi funzioni vegetative e riproduttive ottime. 

Da qui deriva l’attitudine della vite di preferire le zone a latitudine elevata. L’effetto che la luce ha sull’uva vede l’incremento della quantità di zuccheri e la diminuzione di acidità. 

La pioggia

Nelle zone umide la vite risente della presenza di molti parassiti, mentre nelle zone secche e con clima caldo la vite, a meno che non si proceda con l’irrigazione, rischia di non riuscire a sopravvivere. La quantità minima di piovosità è necessaria allo sviluppo della vite, soprattutto durante la fase di accrescimento degli acini, durante la maturazione e al momento della vendemmia vera e propria. 

L’uomo 

Il metodo di coltivazione e vendemmia delle viti è una scelta che ha il potere di esaltare o vanificare le proprietà delle uve ed ha di conseguenza un peso nella determinazione della qualità del vino. L’uomo influisce sul paesaggio e sulle tecniche ma il suo agire è segnato anche da ciò che lo circonda e che non può controllare o prevedere. 

L’uomo opera nel sistema che finora abbiamo definito terroir, ma non all’esterno, con la conseguenza che ogni suo gesto può modificare un aspetto e quindi creare un cambiamento. Tutto sommato il vino può essere considerato un prodotto fatto dall’uomo in cui ha messo tutta la sua passione, la sua creatività, la sua conoscenza, il suo sacrificio e il suo impegno per far si che il prodotto finale risulti di elevata qualità.

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